Pfizer propone terza dose di vaccino. Dall’USA, “No, grazie”

A un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, a 7-8 mesi dai primi vaccini, si parla dell’ipotesi di una terza dose di vaccino anti-Covid.

Pfizer e BioNTech hanno già annunciato che nelle prossime settimane chiederanno alle autorità regolatorie (Fda in Usa e l’Ema nell’Unione Europea) l’autorizzazione per la terza inoculazione. Sostengono che una terza dose può essere necessaria entro 6-12 mesi dopo la vaccinazione completa e in una nota forniscono un aggiornamento sulla loro strategia globale di richiamo alla luce della variante Delta che tanti contagi sta provocando a causa della maggiore trasmissibilità. “Come si vede dai dati rilasciati dal ministero della Salute israeliano, l’efficacia del vaccino nel prevenire sia l’infezione che la malattia sintomatica è diminuita sei mesi dopo la vaccinazione, sebbene l’efficacia nella prevenzione di malattie gravi rimanga elevata – si sottolinea -. Inoltre, durante questo periodo la variante Delta sta diventando la variante dominante in Israele e in molti altri paesi. È per questo che abbiamo detto, e continuiamo a credere che è probabile, sulla base di tutti i dati di cui disponiamo finora, che una terza dose può essere necessaria entro 6-12 mesi dopo la vaccinazione completa”.

Dagli Usa però per ora arriva uno stop: Una terza dose di vaccino a oggi non è necessaria”. Le autorità sanitarie statunitensi Centers for Disease Control and Prevention e Food and Drug Administration ritengono che gli americani che hanno già ricevuto due dosi di vaccino non debbano sottoporsi ad una terza somministrazione, nonostante il diffondersi delle nuove varianti di Covid.

In Europa si attende un eventuale via libera dell’Agenzia europea del farmaco. Per quanto riguarda l’Europa, un portavoce della Commissione europea  fa sapere che  l’UE “è pronta ad affrontare le sfide delle varianti, così come la eventuale necessità di un terzo richiamo ma resta il fatto che la Commissione seguirà il parere della scienza e dell’Agenzia europea dei medicinali, anche sul possibile bisogno di dosi supplementari di richiamo”.

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