Pandemia. “La situazione italiana è pessima e l’Italia non è quel modello che dice il Governo”

Esiste un “modello Italia da esportare e far copiare nel mondo” nel contrasto alla pandemia di COVID-19?
“L’analisi dei principali parametri socio-economici utili a descrivere la gestione della pandemia e il confronto con gli altri Paesi afflitti da COVID-19 evidenziano un’Italia ben lontana dall’essere quel modello tanto decantato dal governo e dai media nazionali e internazionali”. Lo scrive Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali su Corriere della Sera.

Secondo Brambilla, l’Italia non ha saputo “trasformare la sfortuna di essere incappato per primo nel coronavirus, in opportunità per preparare le difese e le contromisure per la più che prevedibile seconda ondata” e oggi “nella classifica sui peggiori Paesi per risultati economici e sociali nell’affrontare la pandemia, si piazza al quarto posto quasi in pareggio con il Regno Unito e preceduta da Spagna e Belgio”. Ed elenca una serie di misure che hanno portato a questo triste risultato: “si è fatta una enorme spesa pubblica assistenziale a deficit, tanti bonus, ma poco nulla per i trasporti, solo sussidi a taxi, bus turistici e Ncc ma zero convenzioni per farli lavorare; poco per la scuola, solo patetici banchi e nessuna convenzione con strutture come le scuole paritarie per decongestionare i flussi di studenti soprattutto fuori dalle scuole stesse; pochissimo per la gestione sanitaria che ha visto scarsi miglioramenti per i posti letto, le terapie intensive, il personale, i tamponi e i vaccini antinfluenzali; solo code ai drive-in e nei pronti soccorso”. In poche parole “nessun piano di rilancio del Paese, solo stati generali e sussidi a tutti”.

Per dare corpo a queste osservazioni il Centro che presiede ha cercato nei numeri alcune conferme analizzando la situazione di 29 Paesi e concentrandosi su quattro parametri: a) il numero di decessi ogni 100 mila abitanti; b) la perdita di Pil causata dalla pandemia ma soprattutto dalle misure adottate dai vari governi; c) il deficit del bilancio 2020 che dipende dalle minori entrate fiscali e contributive e dalle maggiori spese sostenute dallo Stato con i vari «scostamenti di bilancio» e i provvedimenti legislativi; d) infine la previsione del rapporto debito pubblico-Pil a fine 2020. A ognuno di questi quattro parametri è stato attribuito un peso che è poi stato ponderato, paese per paese, alla media del gruppo preso in esame.

“Nel primo indicatore (numero di decessi ogni 100 mila abitanti) l’Italia si classifica al settimo posto con 75,68 morti contro i quasi 128 del Belgio, gli 88 della Spagna, gli 80 dell’Argentina e del Brasile (79,25) e i 78 circa di Regno Unito e Messico. Se si considera che la spesa per la protezione sociale in Italia è di gran lunga superiore a quella del Belgio e della Spagna e molto più alta degli altri paesi che ci precedono in classifica, ci si rende conto che non è un bel posizionamento e che siamo i peggiori tra i paesi con alta spesa per welfare”.

Non va meglio per gli altri parametri. “Quanto al secondo indice, previsione di variazione del Pil a fine 2020 in base alle stime del Fmi, il bel paese si classifica al quarto posto con un meno 10,65% preceduto dalla Spagna (con un -12,83%), l’Iraq (-12,06%) e l’Argentina (-11,78%)”.

“Per quanto riguarda il terzo indice del deficit di bilancio 2020 ricavato dalla elaborazione dei dati Fmi; in questa classifica l’Italia, con un -12,98%, si classifica al nono posto preceduta dal Canada (-19,92%), dagli Stati Uniti (-18,72%), Iraq, Brasile, Regno Unito, Giappone, Spagna e India (-13%)”.

Infine il quarto parametro, il rapporto debito sul Pil nelle previsioni di fine 2020. “In questa classifica siamo al secondo posto con il 161,8%, preceduti dal Giappone con l’inarrivabile 266,2% e seguiti dagli USA con il 131,2%. In classifica manca la Grecia che si sarebbe qualificata al secondo posto con il 214% mentre gli Usa sarebbero stati preceduti dal Portogallo con il 150% ma la classifica finale per l’Italia sarebbe restata uguale”.

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