Come Taiwan ha vinto sul Covid – solo 11 morti e niente lockdown

Gli studi concludono che è stata la combinazione di politiche basate sui casi e quelle basate sulla popolazione, insieme a un’adesione diffusa, a portare al successo di Taiwan nel contenere il Covid. Nessuno dei due approcci sarebbe bastato da solo, anche in una nazione con un sistema sanitario efficiente e un sistema sofisticato di contact tracing.

Di Patricia Fitzpatrick Professore Ordinario di Epidemiologia e Statistica Biomedica, University College Dublin

Taiwan è stato ampiamente applaudito per la gestione della pandemia, con uno dei tassi di COVID-19 pro capite tra i più bassi al mondo e la vita sull’isola in gran parte tornata alla normalità.

Dall’inizio della pandemia, a Taiwan solo 11 persone sono morte a causa del COVID-19, un’impresa impressionante per un paese che non è mai stato in lockdown.

Con una storia di SARS nel 2003, che non è stata considerata particolarmente ben gestita, il governo taiwanese ha agito rapidamente per chiudere i suoi confini questa volta. Il 20 gennaio 2020 ha istituito un Central Epidemic Command Center per coordinare la cooperazione tra diversi ministeri e agenzie governative e tra governo e imprese .

Un nuovo studio pubblicato nel Journal of the American Medical Association ha esaminato più a fondo proprio i motivi della riuscita di Taiwan nello sconfiggere il Covid-19. Gli autori, che provengono da vari istituti sanitari e ospedalieri di Taiwan e degli USA, hanno messo a confronto e stimato l’efficacia di due tipi di politiche anti Covid adottate nei mesi iniziali della pandemia: misure basate sui casi e sulla popolazione.

Le misure basate sui casi comprendono rilevamento tramite test delle persone contagiate, isolamento dei casi positivi, contact tracing e quarantena di 14 giorni.

Le misure basate sulla popolazione includono politiche di adozione delle mascherine, dell’igiene personale e del distanziamento sociale.

Gli effetti di queste politiche sono stati quantificati stimando il numero di riproduzione effettivo (R).

Il numero R è uno strumento di valutazione della capacità di diffusione di una malattia infettiva – rappresenta il numero medio di persone a cui una persona infetta trasmetterà un virus. R maggiore di 1 significa che il virus continuerà a diffondersi e che le epidemie proseguiranno. R minore di 1 vuol dire che la quantità di casi inizierà a diminuire.

Mentre studi precedenti in altre nazioni hanno simulato scenari ipotetici, questo studio mette insieme la modellazione della trasmissione con dati reali dettagliati per stimare l’efficacia.

Gli autori hanno raccolto dati forniti dai Centers for Disease Control taiwanesi riguardanti 158 casi verificatisi tra il 10 gennaio e il 1° giugno 2020, e tutti i casi sono stati confermati dai test molecolari. I dati riguardavano casi acquisiti localmente, cluster confermati e casi importati di persone arrivate a Taiwan prima del 21 marzo 2020.

Hanno quindi paragonato i risultati ottenuti a Taiwan con un R stimato di 2,5, che si basava sul numero equivalente stimato nella vicina Cina all’inizio della sua epidemia di Covid-19.

La combinazione vincente

Lo studio ha scoperto che le sole politiche basate sui casi, come contact tracing e quarantena, potevano ridurre R da 2,5 a 1,53, con un contributo maggiore da parte della quarantena.

Sostanzialmente, gli interventi basati sui casi non potevano impedire la trasmissione da una persona all’altra, ma potevano ridurre l’ulteriore trasmissione dai casi secondari a una terza e quarta persona, a condizione che i contatti restassero in quarantena.

Le politiche basate sulla popolazione, come distanziamento sociale e mascherine, invece, riducevano R da 2,5 a 1,3.

Gli autori concludevano che è stata la combinazione di politiche basate sui casi e quelle basate sulla popolazione, insieme a un’adesione diffusa, a portare al successo di Taiwan nel contenere il Covid. L’unione dei due approcci ha portato a un R stimato, usando i due metodi diversi, a 0,82 e di appena 0,62. Hanno poi scoperto che per ottenere il contenimento erano necessarie forti politiche basate sulla popolazione, anche se la quantità di infezioni in circolo era bassa.

Nessuno dei due approcci sarebbe bastato da solo, anche in una nazione con un sistema sanitario efficiente e un sistema sofisticato di contact tracing.

Cosa possono imparare le altre nazioni?

Riconoscendo che tutti i modelli formulano delle ipotesi, e che questa analisi non fa eccezione, lo studio conferma che tutto l’insieme di misure sanitarie pubbliche che abbiamo impiegato piuttosto costantemente in tutto il mondo – con vari gradi di durata e rigore – è stato necessario. È comunque da notare che i risultati dello studio riflettono un periodo in cui le nuove varianti a maggiore trasmissibilità non rappresentavano un problema.

Gli autori ipotizzavano che i test e l’isolamento avvenissero contemporaneamente. Era il caso di Taiwan, ma non di altre nazioni, ad esempio la Gran Bretagna, dove i ritardi tra i test, i risultati e l’isolamento riducono l’efficacia delle misure basate sui casi.

Taiwan è una nazione insulare che ha la possibilità di controllare ai confini l’arrivo di nuovi casi, e gli autori ammettono che i risultati di questo studio potrebbero non essere pienamente applicabili ad altre nazioni. Per questo motivo, gli autori si sono concentrati sull’efficacia degli interventi basati sui casi e basati sulla popolazione rispetto alla trasmissione locale, piuttosto che sui controlli ai confini sul numero di arrivi di COVID-19.

Gli autori concludono che, con i sistemi sanitari pubblici sotto pressione, non è possibile effettuare un intenso contact tracing, cosa mai avvenuta a Taiwan grazie al successo delle sue strategie, ma che si è verificata, ad esempio, a gennaio 2021 in Irlanda, che ha sperimentato una deleteria terza ondata di Covid-19.

Questo studio ha inoltre scoperto risultati simili per le quarantene di sette e di quattordici giorni, suggerendo che il periodo di quarantena può essere ridotto. La cosa viene presa in considerazione in altre nazioni, Stati Uniti compresi, ma al momento non è stata introdotta su larga scala.

Sapevamo già che c’era molto da imparare dal successo di Taiwan nel bloccare la diffusione del COVID-19. Adesso, con l’estensione dei vaccini e l’emergere di nuove varianti, abbiamo maggiori informazioni sui contributi comparati e combinati delle misure di salute pubblica.

TORNA SU